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Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post
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domenica 8 maggio 2016

Quod me nutrit me destruit

Sedici giorni sono pochi.
Pochissimi.
Ne vorrei un milione e poi un altro milione.
Ma si sa, la vita non è un ufficio esaudimento desideri.
Ed io sempre fuori tempo, fuori fase, fuori dal mondo.
Lascerei andare se avessi una testa, lascerei perdere.
Ma come si fa quando di testa non te ne rimane, e diventi tutto cuore?
E al cuor non si comanda, casomai è lui che ti comanda.
Ti fa fare cose strane, cose imprevedibili. 
Sottomette i tuoi pensieri e li tinge di rosso o di nero.
Crea, nutre, distrugge.
Ciò che mi nutre mi distrugge.
Quod me nutrit me destruit.

giovedì 5 maggio 2016

Un giorno di maggio

A volte le parole
fanno spazio alle emozioni
e a volte le emozioni
fanno spazio ai sentimenti.
E poi i sentimenti 
fanno spazio ai dubbi
e i dubbi, si sa, 
accendono parole
che come molotov maligne
si abbattono sui sentimenti,
e se i sentimenti sono rocce
resistono e non cedono,
ma se i sentimenti sono piume
anche un soffio li disperde. 

sabato 5 marzo 2016

L'amore è come l'acqua


L'amore, come l'acqua, assume forme strane e imprevedibili. 
Prende la forma del suo contenitore e ne riempie ogni spazio. 
E se il contenitore è una spugna, tanto velocemente ne assorbirà quanto poi ne sarà appesantito e lo lascerà andare, goccia dopo goccia.
Può essere etereo come il vapore, può essere rigido come il ghiaccio.
Può essere un vaso ben chiuso, o un palloncino che si gonfia fino a scoppiare.
Io vorrei essere una pianta, che d'amore si nutre e poi ne traspira.
E vorrei essere fontana, per abbeverare un assetato.
E vorrei essere arcobaleno, che colora di fantasia l'umidità dell'aria.
E vorrei essere oasi, nata nel deserto per non perdere mai la speranza.


... E vorrei che il mio amore lo bevesse 
chi sa bere a piccoli sorsi,
chi non ha bisogno del vino,
chi conosce la forza dirompente della tempesta.



giovedì 12 novembre 2015

Niente


Anni fa una persona profonda e tormentata mi ha recitato una poesia che non sono più riuscita a ritrovare.
Si parlava di tutto ciò che il poeta aveva fatto, visto, vissuto, intrapreso. Diceva più o meno: ho viaggiato fino al mare, osservato ogni cosa, mi sono trovato in mille situazioni, ma alla fine non mi resta niente.
E' così: niente.
Niente.
Niente. 
Vorrei sapere, vorrei capire: dove inizia il niente?
So che morirò senza una risposta. Dove finisce questo mondo vanesio e inizia il niente? Il nulla, il vuoto. Dove finiscono l'incubo di una notte, il sogno di un angelo, la paura del buio di un bambino solitario? Quand'è che cedono il passo al nulla? 
Perché il nulla è qui, tutto intorno. Se non lo vedete, vi invidio. Io lo vedo, lo percepisco. E' freddo, e ha l'odore della carne infetta. 
Il nulla lo avete provato anche voi, almeno una volta. Quando il principe azzurro non giunge a salvarti. Quando quella telefonata non arriva. Quando una battuta cattiva ti spezza qualcosa dentro. Quando il sole non ti scalda. 
Il nulla a volte vince.

mercoledì 21 ottobre 2015

Cinesogni

Ho sempre pensato che i film, soprattutto quelli in bianco e nero, presentino molte analogie con i sogni. D'altra parte, sono quasi sicura che l'abbia scritto anche qualche autorevole critico, da qualche parte (gli amanti della settima arte vogliano scusare la mia pessima memoria). I film europei (ma anche quelli filo-europei), poi, sono permeati da uno spirito più lirico-poetico rispetto ai loro cugini americani. Sì, lo so, sto generalizzando. Ma non vi sembra che la scena qui sotto sia degna delle migliori atmosfere oniriche?
Si tratta di "La ragazza sul ponte", di Patrice Leconte, con Vanessa Paradis e Daniel Auteuil che si danno a un improbabile gioco di seduzione: lei aspirante suicida, lui lanciatore di coltelli, i due diventano complici nello spettacolo dell'ambivalenza dei sentimenti, dove odio e amore di confondono senza soluzione di continuità. 
I miei sogni sono proprio così: immagini in cui regna la desolazione, la distanza; il bene che nasconde il male e viceversa; e, su tutto ciò, la triste consapevolezza di "qualcosa" che non potrà mai essere raggiunto o conquistato. 
Pochi giorni fa, al termine di un ragionamento contorto, sentenziavo che i sogni ci mettono in contatto con l'infinito. Il mio infinito sembra allora molto simile ad un inferno: sofferenza intima e profonda senza possibilità di fuggire. Nel caso in cui esistesse un aldilà, spero che i miei sogni si sbaglino.